Vecchi amici

di Pınar Kayar
dal 29.08 al 06.09.2026

dove

Chiesa di San Giovanni Evangelista (Chiesa Vecchia)
piazza Don Gnocchi, 23851 Galbiate (Lc)


date
la mostra sarà aperta dal 30.08 al 06.09.2026


orari

07.30 – 12.00 e 15.00 – 19.00
Giulia e Pınar saranno presenti il 30.08 per dare il benvenuto ai visitatori e rispondere alle loro domande
Giulia sarà presente ogni mattina dal 31.08 al 06.09 (tranne il 02.09)


info

inaugurazione: 29.08.2026
17.00 – 19.00: apertura della mostra alla Chiesa Vecchia
19.30 – 21.00: conversazione tra Giulia Casartelli e Pınar Kayar nel cortile dell’oratorio femminile


La grotta di Pınar

Nell’autunno del 2025, su consiglio di un amico, ho visitato una mostra ad Ark Kültür, un centro culturale che ha sede in una casa modernista ristrutturata con sapienza. Si trova a Cihangir, il quartiere dove risiedo quando sono a Istanbul.

La mostra si intitolava Hayat Sergisi – Life Exhibition ed era la prima personale della giovane artista Pınar Kayar. Mi ha colpito come da tempo non mi capitava, così ho deciso di incontrare Pınar: ho desiderato diventasse la prima artista ospite di GalbiArte, un piccolo programma di mostre che ho immaginato per Galbiate, il paesino dove sono cresciuta e dove, per molto tempo, sono tornata il meno possibile.

Pınar ha accettato la mia proposta e ci siamo date appuntamento per il giorno successivo al suo studio di Atatürk Oto Sanayi, nel quartiere di Maslak. Un luogo assai particolare, dove, a partire dagli anni ’70 sono state costruite officine meccaniche, grattacieli, ristoranti di carne e il club techno più celebre della Turchia. Pınar ha preso in affitto uno spazio lì qualche anno fa – un laboratorio di autoriparazioni soppalcato, coi soffitti molto alti. Lo ha ristrutturato con cura: ha tinteggiato la saracinesca e la porta di ingresso di rosso; ha appeso lunghe e spesse tende per separare gli spazi; ha installato una stufa, un forno per la ceramica e messo un grande tavolo per conversare. Ha aggiunto anche un letto grande e soffice, un bagno per il quale ha cotto delle piastrelle e allestito una libreria. 

Le ho raccontato della mia idea di invitarla a Galbiate, mentre si accarezzava il pancione di quasi nove mesi. Ha accettato il mio invito e ha ricambiato proponendomi di lavorare e soggiornare al suo studio nei mesi a venire: l’imminente arrivo della piccola Pina Bal l’avrebbe tenuta lontano dallo spazio per un po’. Ho accettato immediatamente. Avrei terminato di dipingere lì le mie 55 grotte.

Abitare gli spazi degli altri per me è consuetudine. Negli ultimi diciotto anni è accaduto raramente che mantenessi lo stesso indirizzo per più di tre mesi. E quando mi sposto, non impiego mai più di un giorno per trovare una sistemazione. Mi capita che un amico in viaggio mi affidi un appartamento per badare a un gatto; che qualche signora gentile mi scelga come affittuaria per una casa di famiglia che non lascerebbe a turisti sconosciuti; l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Questi spazi sono delle grotte: sono donati direttamente dalla natura, sotto forma di una grazia soprannaturale, senza la mediazione dell’atto di costruzione. [O. Larmagnac-Matheron, Simplicité et rêverie: la vie troglodytique selon Bachelard, in https://www.philomag.com/ 22.06.2022]
Appaiono, ma sono sempre stati lì, pronti ad accogliere.

Io l’infinità la vedo quando mi viene affidato un mazzo di chiavi di casa. È in quel momento che sento di prendere parte alla tessitura dell’ordito del mondo che altro non è che la vita stessa.
[La trascendenza “è la capacità di stabilire delle connessioni con qualcosa di più grande dell’io e di percepirci come parte di esso, riconoscendo in questa privilegiata esperienza di senso che esistere è prendere parte a quella tessitura dell’ordito del mondo che i buddhisti chiamano tantra ma che altro non è che la vita stessa” (Moreno Montanari, vivere la filosofia, Mursia, Milano 2013, p. 11]


Dal 15 aprile 1986 – quando sono nata – al 31 gennaio 2026 – quando scrivo questo testo – mi sono state donate 55 grotte. La cinquantacinquesima è la grotta di Pınar.

Giulia Casartelli



Biografia

Pınar Kayar è un’artista multidisciplinare — o, come lei stessa ama definirsi sempre più spesso, una “lifista” (dalla parola inglese life, vita). Muovendosi tra disegno, ceramica, installazioni, testo, performance e azioni quotidiane, concentra la sua attenzione sul pensiero attraverso il fare, gli atti ripetitivi, i rituali e le particelle. L’idea del “lifismo” è emersa dopo un periodo in cui la separazione tra arte e vita ha cominciato a sgretolarsi. Dopo aver preso in considerazione l’idea di abbandonare del tutto l’arte, Kayar si è ritrovata a lavorare in un ristorante, svolgendo le routine quotidiane in cucina pur continuando a disegnare e osservare al di fuori di essa. Il lifismo è diventato un modo di comprendere l’esistenza attraverso atti continui di creazione, osservazione, raccolta, cottura, trasporto, riparazione, riutilizzo e trasformazione. Attraverso questo approccio, il suo lavoro ritorna continuamente alla domanda su cosa significhi essere umani, alla ricerca di possibilità di speranza e guarigione all’interno dei frammenti del quotidiano.


Con il patrocinio del Comune di Galbiate e della Parrocchia di San Giovanni Evangelista



Con il contributo del Fondo di Comunità di Galbiate e della Fondazione Comunitaria del Lecchese

 

Sponsor tecnico

 
Crediti
grazie a Beatrice Valessina per le fotografie della Chiesa Vecchia di San Giovanni Evangelista
grazie a lemontagne.net per le fotografie del Monte Barro
graphic design: Giulia Semprini con Skinivanili (Francesca Romano, Isabella Rosa)